Appare evidente infatti che la crisi del debito pubblico in Italia rende difficile poter operare in maniera serena, essendo chiaramente un macigno con il quale dobbiamo convivere.
Ogni volta che inizia un nuovo anno in seguito all’approvazione della manovra finanziaria, ci viene ricordato quanto il debito pubblico pesa sui conti del nostro Paese.
Il debito pubblico italiano è il totale delle passività finanziarie dello Stato nei confronti dei suoi creditori, che possono essere interni o esterni.
Si tratta di una delle principali variabili macroeconomiche che influenzano sensibilmente la crescita, la stabilità e la sostenibilità del nostro sistema economico e finanziario.
In questo articolo analizziamo nel dettaglio che cosa sta succedendo con la crisi del debito pubblico italiano, con particolare attenzione a ciò che la Banca Centrale Europea potrebbe fare.
Il debito pubblico italiano è ai massimi storici
Stando a quanto riportato dalla Banca d’Italia, ad agosto 2023 il debito pubblico italiano ha raggiunto un valore che supera i 2.840 miliardi di euro, ovvero il 140% del PIL.
Un numero che sottolinea ancora una volta come la crisi del debito pubblico sia una questione cruciale e bisogna fare il possibile per attuare un percorso virtuoso con l’obiettivo di ridurlo.
Tra l’altro, tale cifra rappresenta un livello record, superiore a quello registrato nel 2020, quando il debito risentiva anche degli effetti della Pandemia di Covid che ha richiesto lo stanziamento di ingenti risorse per sostenere l’economia.
Possiamo affermare, con il sostegno dei dati, che il debito pubblico italiano ha vissuto una crescita esponenziale a partire dagli anni Ottanta, quando in un solo decennio è passato dal 60% al 120% del PIL.
Le cause sono molteplici: una spesa pubblica oggettivamente eccessiva e poco efficiente, una pressione fiscale estremamente elevata, una crescita economica stagnante, una svalutazione della lira e una crisi finanziaria internazionale.
La Banca Centrale Europea monitora con preoccupazione
Essendo l’Italia membro dell’Unione Europea e quindi dell’area Euro, è necessario che rispetti vincoli e regole imposte dalle istituzioni europee in materia di finanza pubblica.
In particolare, il Trattato di Maastricht stabilisce che il rapporto debito-PIL non deve superare il 60% e che il deficit pubblico, ovvero la differenza tra entrate e uscita, non deve superare il 3% del PIL.
Dunque, è chiaro che la crisi del debito pubblico italiano ha delle ripercussioni importanti anche a livello europeo e la Banca Centrale Europea sta monitorando con attenzione la situazione del nostro Paese.
D’altronde, la BCE è l’istituzione cha ha il compito di garantire la stabilità dei prezzi e la solidità del sistema finanziario dell’intera area Euro.
Non solo, la Banca Centrale Europa ha svolto un ruolo fondamentale nel contenere la crisi del debito pubblico italiano, mediante diversi strumenti tra cui:
- Il quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli di Stato e di altri asset finanziari sul mercato secondario, in modo tale da aumentare la liquidità e ridurre i tassi di interesse;
- Il programma Outright Monetary Transaction, ovvero la possibilità di acquistare titoli di Stato di paesi in difficoltà, a patto che quest’ultimi si impegnino a rispettare delle condizioni specifiche;
- Il Pandemic Emergency Purchase Program, ovvero un’espansione flessibile e temporanea del quantitative easing, con l’obiettivo di far fronte agli shock causati dalla terribile Pandemia di Covid.
Attualmente, la Banca Centrale Europea sta monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione del debito pubblico italiano, in modo tale da valutare se vi è la necessità di effettuare ulteriori interventi.
È possibile ad esempio che possano essere modificate le politiche monetarie, tenendo conto anche delle prospettive di una ripresa economica e della situazione legata all’inflazione.
L’evoluzione del debito pubblico in Italia
La crisi del debito pubblico italiano ha origini lontane, non è certo un fenomeno che si è consolidato nel giro di pochi anni, anzi.
Tendenzialmente possiamo affermare che ci sono state quattro fasi di impennata nel corso della storia: la prima alla fine dell’Ottocento, a causa della crisi economica.
La seconda fase è avvenuta dopo la prima guerra mondiale e la causa principale è ovviamente legata agli altissimi costi bellici.
Andando avanti nel tempo, abbiamo la terza fase che è rappresentata dalla fine della seconda guerra mondiale, dove era necessario ricostruire e sostenere costi elevati per la spesa sociale.
Infine, la quarta fase è nata a partire dagli anni Ottanta, come abbiamo detto in precedenza, a causa di una spesa pubblica fuori controllo, una pressione fiscale elevata, una crescita economica stagnante e molto altro.
Rischi per il debito pubblico italiano
Il debito pubblico italiano è esposto a numerosi fattori di rischio che possono influire sulla sua sostenibilità e dinamica nel breve e lungo periodo. Tra questi possiamo citare:
- Il rapporto tra il tasso di di interesse nominale e il tasso di crescita nominale del PIL. Tale rapporto determina il famoso effetto palla di neve, ovvero la tendenza del debito a crescere in continuazione;
- Le fluttuazioni di mercati finanziari e la speculazione. Questi fattori possono provocare un forte aumento dello spread che può causare un aumento del costo del debito a carico dello Stato;
- Le politiche dell’Unione Europea. Come detto, l’Italia è membro dell’UE e deve sottostare a regole e vincoli che vengono imposti;
Debito pubblico in Italia, quali sono le prospettive?
La crisi del debito pubblico italiano è una sfida tanto difficile quanto fondamentale e delicata, che richiede una visione strategica efficace.
Bisogna però tenere in considerazione alcuni elementi fondamentali, ovvero:
- Il debito pubblico italiano ha una composizione abbastanza favorevole, in quanto è detenuto per la maggior parte da investitori come banche e risparmiatori privati, che hanno una maggiore fiducia e una minore propensione a vendere i titoli di Stato in caso di tensioni sui mercati;
- Il debito pubblico italiano ha una scadenza media particolarmente lunga, di circa sette anni;
- Il debito pubblico italiano è sostenuto da una base economica solida e diversificata, che si basa su un tessuto produttivo ricchissimo di piccole e media imprese, oltre che su un settore manifatturiero competitivo, un patrimonio culturale e turistico straordinario e un sistema bancario resiliente;

